Il coraggio della scelta (Adele Lamonica)

Maestro, che cos'è la solitudine?"
"È una moltitudine di soli che ti regalano la beatitudine".
"Ma quando sto solo mi sento male!"
"Ti senti male perché ti hanno insegnato a dipendere da qualcuno o da qualcosa.
Ora è tempo di goderti il tuo sole da solo.
Non per isolarti.
Ma per unirti totalmente a te".

(Pedro Martinez)

Molto spesso si sente dire dalle persone che stanno compiendo il loro viaggio nell’Universo Parallelo, che "si sentono sole".

Da una parte questa solitudine è quasi essenziale in un viaggio come questo, si cerca qualcosa che spesso è soltanto rintracciabile nel silenzio e in quella regione del se’ dove è impervio arrivare per se stessi, figuriamoci per gli altri.

Dall’altra è come se ci si creasse intorno una specie di bolla impenetrabile, nella quale si comincia a parlare una lingua strana, incomprensibile ai più, a volte equivocata, spesso derisa.

E allora la bolla si ispessisce, come lo scudo spaziale di Guerre Stellari.

Questa solitudine è trasversale. Si crea nonostante gli amici, il partner, le madri, i padri, perfino i figli. Questa solitudine non distingue parentele o relazioni, perché è una inevitabilità che alla fine diventa una scelta, senza se e senza ma.


C’è una bellissima frase di Jung che dice: "La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia."

E’ proprio questo il punto. Svegliarsi in un dormitorio e avere la terribile sensazione che quelli che dormono e che magari sono a te cari, potrebbero non svegliarsi mai.

Ed è proprio in quel magnifico e terribile momento di risveglio in cui si abbraccia la silenziosa compagna dei giorni a venire: la solitudine. E sai che è proprio la coscienza di quella solitudine che diventa la chiave su cui poggiare tutto il cammino.

Attenzione però a non far diventare questa solitudine autocompiacimento, arroganza, senso di superiorità. Niente di tutto questo. E’ una solitudine abitata dalle nostre più remote paure da affrontare con coraggio, dai nostri “difetti” da non combattere più ma accettare con un sorriso, dalle nostre aspettative e dipendenze dalle situazioni o dalle persone da lasciar andare e spogliare della loro “importanza”.

Non è una solitudine meditativa e senza scosse. E’ una solitudine piena di turbolenze. E anche lacrime. E anche momenti in cui ti pesa e vorresti darle un calcio e tornare a dormire con gli altri, perché “chi se ne frega di essere sveglio se sto da solo/sola come un cane”.

Ma non è la tua o la mia solitudine. E’ la solitudine dell’esistenza. E allora ti rimetti seduto a guardare l’orizzonte.

E un giorno ad un tratto vedi un’altra bolla. All’inizio non capisci, quasi quasi ti sembra che stai diventando scemo e hai pure le allucinazioni. Ma poi quella bolla si avvicina e in lontananza ne vedi un’altra che lentamente procede. E’ come una linea di bolle che piano piano avanza. Sono bolle di colori diversi, qualcuna un po' più grande, altre un po' più piccole e dentro ognuna c’è una persona che si è svegliata e che si guarda intorno come te, come se fosse la prima volta a vedere le cose. Ognuno sbircia nella bolla dell’altro, con timidezza, con rispetto, quasi con pudore.

E non viene in mente a nessuno di rompere la propria bolla o, per carità, provare a inserirsi nella bolla di un altro. Perché le bolle comunicano tra loro attraverso una musica condivisa, che rende i pensieri e le parole comuni, che espande le stesse vibrazioni creando suoni e colori. E non serve altro. Non servono spazi da condividere per forza.

Ognuno ha la sua bolla, che però non è impermeabile, ma osmotica e pronta ad accogliere. Rimanendo però sempre "la tua bolla". Dove sei sempre da solo. Ma allo stesso tempo non lo sei. Le bolle procedono parrallele, senza invadersi.  Ma, contemporaneamente, battendo all’unisono come un unico cuore.

E la tua solitudine diventa una solitudine condivisa, che però rimane intatta nella sua sostanza. Ed  quello il magico, inimitabile momento in cui ti accorgi che la solitudine non è altro che coraggio. Il coraggio della scelta di disegnare la propria vita.