Modelli e modellini (Adele Lamonica)

Sto leggendo i vari commenti alle manifestazioni di Milano e Firenze. Due modalità diverse nella forma, ma (in buona parte) identiche nella sostanza: il riappropriarsi degli spazi della propria libertà. O forse sarebbe meglio dire appropriarsi finalmente degli spazi di una libertà che non c’è mai stata.

Come ho detto più volte a me interessa “l’anima delle cose” la transustaziazione tra il dire e il fare. Anche perché le forze equilibratrici come sempre tendono a mettere tutto a posto e in modi che, il più delle volte, non tengono mai conto dei nostri "desiderata".

La conquista della libertà deve necessariamente passare attraverso una nuova ECOLOGIA MENTALE. Senza di essa ogni tecnicismo teorico, ogni “soluzione” rimarrà solo il solito gioco intellettuale che nulla avrà a che fare con il quotidiano di tutti e non verrà mai interiorizzato. Questa nuova ecologia mentale presuppone tre parole chiave fondamentali:

Osservazione
Consapevolezza
Trasformazione

Un detto di Confucio dice: se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo. E' proprio questo che dovremmo fare con noi stessi: Insegnarci a coltivare il riso. Anche se non ne siamo capaci o pensiamo di non esserlo. Perché non lo abbiamo mai fatto. Lasciando che fossero gli altri a coltivare il nostro riso.Dobbiamo imparare a osservare noi stessi e la realtà che ci circonda, averne reale consapevolezza e trasformare ogni difficoltà in una risorsa di crescita ed evoluzione. Personale e collettiva.

E si può fare


Si può fare senza “lottare a vuoto”. Senza contrastare in modo affannoso le idee degli altri. Si può fare spezzando i modelli che prevedano la provocazione.

Tutto il tempo che dedichiamo a controbattere alle idee degli altri è tempo prezioso che sottraiamo alla definizione e progettualità delle nostre idee.
Ogni forma di aggressività, sia manifesta che passiva, non genera nulla di buono. Se ci facciamo fagocitare dalla critica e non dalla osservazione, la nostra coscienza collettiva non avrà nessun miglioramento. Anzi non faremo altro che alimentare quelle forme di "vanagloria" che noi stessi andiamo a criticare e che sono strumenti su cui il sistema poggia il suo controllo. La lotta, il combattimento, i manicheismi e i fronti opposti sono le armi più potenti del “sistema”.
La bassa vibrazione della polemica uccide ogni forma di “verità” condivisa e condivisibile. Potrà apparire sorprendente, ma in uno stato di ecologia mentale e di consapevolezza anche due persone che abbiamo stili di vita e di pensiero diversi, possono trovare il terreno su cui trovare gli elementi essenziali della comunicazione e del rispetto. O di quegli elementi di libertà fondamentali che sono l’essenza del vivere in “democrazia”

Si può fare cominciando da dove siamo, usando ciò che abbiamo, facendo ciò che possiamo. Imparando a praticare la lezione della trasformazione che ci rende liberi. E ci permette di colorare il nostro mondo laddove pensiamo i colori siano venuti a mancare. Non è questione di “distruggere” il sistema, anche i modelli "rivoluzionari" come sono stati vissuti nella coscienza collettiva e come la storia ci insegna non sono altro che parti del sistema.
La vera “rivoluzione” sta nello scardinare le regole del gioco, quelle non dichiarate, con coscienza libera e chiara. Quella consapevolezza che spezza ogni vincolo e ogni stereotipo. Anche quelli che appaiono funzionali.

Si può fare riconoscendo che non esistono le rappresentazioni “giuste” o sbagliate della realtà. I lavoratori giusti , la scuola giusta, la scienza giusta, la salute giusta ecc. Smettendo di aspirare a essere i primi della classe (come la gerarchizzazione del sistema chiede) e puntare invece ad essere persone uniche e irripetibili quali siamo, senza prevaricare gli altri, ma camminando insieme. E pretendendo che questa nostra unicità venga riconosciuta da chi si occupa della salute, dell’ambiente, della scuola del lavoro e di ogni istituzione del buon vivere.
Per gli individui la cosa piu importante è la propria "intenzione interna", che non è altro che la percezione del proprio "valore". Interiormente non facciamo altro che dire "IO". E' far tacere questa voce che è la sfida più grande. Per sostituirla con quella di un NOI.

Il termine reciproco, deriva dal latino reciprŏcus, che significa “che va e viene, che fluisce e rifluisce”. E’ un termine composto da due parole recus “che sta indietro” e procus “che sta innanzi”. Un fluire e rifluire. Un passaggio costante di energia da un punto all’altro.

Perché la condivisione, il fare rete, presuppone la capacità di mettere a disposizione, in connessione e in reciprocità con gli altri la propria unicità. Per creare una imbattibile UNICITA’ COLLETTIVA. Senza avere paura di quello che non sappiamo vedere, spiegare o di ogni forma di cambiamento. Lasciando che ognuno trovi quello che é più confacente per se stessi, in base a dove e come si trovi in quel momento.

Già tempo fa ho parlato del magnifico dono dell’acqua e mi piace qui riproporlo: l'acqua ha una caratteristica meravigliosa. Si adatta, si trasforma, trova il modo di aggirare ogni ostacolo in piena libertà.... e continua a scorrere...Scorre, incessantemente. Attraversando montagne, pianure, saltando i dislivelli, diventanto goccia e subito dopo fiume, e ancora goccia e poi cascata E poi mare. L'acqua si adatta, si trasforma.... e continua a correre.....Fino a travolgere, ma anche a risanare ciò che è arido.
Dobbiamo trasformarci e imparare ad essere acqua